Sembra ieri che arrivavo a Bologna quasi come un clandestino.
Dopo pochi giorni solo e senza passato, cercavo di ritrovare un posto in fuga da una città e una vita che odiavo.
Non conoscevo vie nè piazze nè persone, eppure piano piano ho incominciato ad amare questa città fantastica.
Mai avrei immaginato di poter trovare il mio amore, di sposarmi, di comprare una casa, di avere una figlia ... Tutto è successo in quattro anni.
Un anno per abbandonare il passato.
Un anno per riscoprire il presente.
Un anno per costruire.
Un anno per iniziare a vivere.
E ora sono nell'anno in cui si incomincia a vivere :-)
Spero di poter ritrovare lo stesso coraggio nell'affrontare altri ostacoli importanti della mia vita.
Per ora me la godo davvero, il tempo non è denaro, il tempo è come una canzone dei Portishead, leggera e intensa, delicata e sensuale, a little tenderness.
Vorrei poter controllare il tempo, e adesso lo fermerei, in quest'estate perfetta senza ferie e senza mare, senza eccessi e senza necessità, ma con la felicità semplice di stare bene insieme come se tutto il resto non esistesse.
...It is as black as Malevitch's square
The cold furnace in which we stare
A high pitch on a future scale
It is a starless winternight's tale...
...E' nera come il quadrato di Malevitch
la gelida fornace che guardiamo attoniti
Un tono alto su una scala futura
E' una fiaba di una sera invernale senza stelle...
[Einsturzende Neubauten - Sabrina]
Qua non si promette nulla, sono ben conscio della mia incostanza, quindi riappaio facendo finta di niente, come quando si incontra un vecchio amico per strada e nessuno chiede all'altro "dove eri finito" per non sentirsi fare la stessa domanda e non sapere che dire.
Giusto per buttarne giù qualcuna, ultimamente mi sono sposato e ho fatto una figlia, o meglio, l'ha fatta Barbara alias poesianotturna, ma con il mio contributo.
La piccola Dafne è uno spasso, ride un sacco, è contenta quando mi vede la sera, scalpita quando le metto il bavaglino perchè capisce che si sta per mangiare, e si esercita in gorgheggi pernacchie e sprutti, solitamente quando sto guardando la scena topica di qualche film.
Quando ci vede mangiare e chiacchierare vuole entrare nella discussione, ma siccome beve solo latte tipo 1 e non sa ancora parlare, dopo un po' si sente esclusa e ci guarda con aria trista e pensierosa perchè ormai ha capito che a fine pasto la faccio sedere sulla mia gamba - e li si calma di colpo e guarda tutto con notevole interesse.
Quando le do i baci chiude gli occhi, poi li riapre sorridendo come se fosse successa la cosa più bella del mondo.
La fanno ridere le righe di ombra del termosifone, le rose del pacchetto di fazzoletti del lidl, il suo librino di panno lenci e le pernacchie che ha appena imparato a fare.
Ha un odore di latte e innocenza che non avevo mai sentito in vita mia e che mi rimane in testa per tutto il giorno.
Quando le cambio il pannolino sorride sempre ed è paziente, da poco si è abituata al freddolino delle salviette umide, ma cerca sempre i miei occhi per trovare conferma che va tutto bene e non si deve preoccupare.
Quando le parlo mi ascolta interessata e dopo un po' incomincia a dire la sua che solitamente consiste in: "fiuuu prpprr pp pr spsppp". Io acconsento o diniego a seconda dell'umore, e lei apprezza qualunque risposta.
La sera ha un range di due minuti, intorno alle 21 e 30, per metterla a letto: se la metto a letto qualche secondo prima dell'ora x, non apprezza e manifesta il suo disappunto con versi gutturali ma educati. Se aspetto qualche secondo dopo l'ora x, inizia a fare una faccia da teatro no giapponese e poi a piangere come un'aquila. In ogni caso dopo qualche minuto dorme come una cozza con una mano su e una giù e respira così piano che mi devo avvicinare con l'orecchio per accertarmi che respiri e che vada tutto bene.
Di mattina si sveglia verso le 8 (si, lo so, ho avuto culo anche in questo...) che io sono già in ufficio, ma una volta ogni tanto mi va di prenderla in braccio prima di uscire, allora casualmente tossisco o faccio qualche rumore così sembra che si sia svegliata, e quando la tiro su è tutta rattrippita e si accartoccia sul mio petto ed è la cosa più indifesa e più tenera del mondo, con quel suo profumo che dicevo prima.
E poi la metto sul fasciatoio e sembra una di quelle foglie accartocciate che si aprono quando arriva il primo sole, e appena apre un occhio e mi vede sorride con quella sua bocca sdentata che è buffa e tenera insieme.
Ecco questi mesi sono stati scanditi da cose semplici come queste, la mia vita è cambiata e sono incredibilmente felice delle scelte che ho fatto, delle persone che ho intorno, di Barbara che continua ad appoggiarmi, aiutarmi ed amarmi, di Dafne che si affaccia alla vita e lo fa nel migliore dei modi amando sorridendo e comunicando, della fortuna che ho avuto, e alla fine anche della capacità di saper tirare fuori qualcosa di buono da tutto ciò che mi è successo.
Perchè quando va male è esperienza, e quando va bene è vita.
Guaranteed
Questo blog è chiuso: rappresenta una fase della mia vita che si è conclusa, un libro che ho finito di scrivere, un'era che è terminata.
Questo significa che probabilmente non lo aggiornerò più.
Ma non significa che è abbandonato e che può essere saccheggiato.
Quindi non mi va che qualcuno si senta autorizzato a sciacallare i miei pensieri, le mie idee, le mie poesie.
E' successo già molte volte: qualcuno legge cosa scrivo, gli piace, e piano piano si riempie il blog copiando e incollando le mie cose, senza citarmi, senza linkarmi, senza ringraziarmi.
Ebbene: non lo accetto e non lo permetto.
Non accetto che venga usato ciò che ho scritto senza neanche ringraziarmi.
Non accetto che altre persone si aproprino dei miei ricordi e delle mie sensazioni spacciandoli per propri.
Ho i mezzi e le competenze per scovare chi mi copia: se il mondo era piccolo, la rete è piccolissima.
Quindi lo riassumo in parole semplici, comprensibili e ben evidenziate:
Tutto ciò che è scritto su questo blog è opera mia, dove non diversamente specificato.
Se vi piace qualcosa copiatelo pure sul vostro blog o linkatelo, ma dovete segnalarmelo e linkarmi.
Non sono permessi usi commerciali di ciò che ho scritto, senza mia autorizzazione scritta.
Non potete in nessun modo alterare ciò che ho scritto.
Se volete contattarmi questa è la mia mail: ian.nabir@gmail.com
(ma ricevo le mail anche su polemiko@gmail.com e faonworld@gmail.com, visto che polemiko, faon e nabir sono la stessa persona)
Nota finale
Mi dispiace dover mettere un disclaimer come questo in testa ad un blog che ha sempre voluto parlare di poesia, bellezza, arte e sogni. Quindi lascio un pensiero di un autore che amo, e che secondo me descrive ciò che ho sempre voluto fare con i miei scritti: cercare di distaccarmi dal reale per creare qualcosa di bello.
"L'opera d'arte nasce dalla rinuncia dell'intelligenza a ragionare il concreto."
[Albert Camus - Il mito di Sisifo]
Troppa fatica scavarmi dentro come ho cercato di fare in questi anni, in questi tre blog.
Ho bisogno di sentirmi più leggero, quindi parto per nuovi lidi.
Questo periodo è finito, e non mi piace sforzarmi di scrivere se non sento più le emozioni forti che mi hanno spinto a tirare fuori da me Polemiko, Faon, Nabir.
Faccio tesoro di questa esperienza, come di ogni esperienza che ho avuto.
Sono cambiato, sto cambiando, ho fatto un percorso che mi ha portato a cambiare vita, città, amicizie, carattere, ho ancora tanto da risolvere e cose importanti all'orizzonte, e voglio affrontarle libero dal fardello dei fantasmi del passato.
E poi sinceramente mi va di cazzeggiare un po', parlare di robe di tutti i giorni, di programmazione, di hobby da nerd, di musica, di quello insomma di cui parlo quando non mi trovo trasformato in Nabir, che come tutti i predecessori è diventato il vomitatore delle parti buie della mia anima.
Volevo chiuderla la, senza troppi fronzoli, ma un salutino mi sembrava doveroso.
Alla prossima.
Ecco finalmente zaino in spalla, un mese in giro per l'Europa come prospettiva, in tasca settecentomilalire, il biglietto inter rail, qualche indirizzo di amici da andare a trovare.
La rabbia dei diciassette anni.
Posso prendere qualunque treno in qualunque stazione per un mese in tutta Europa.
Prima tappa Marsiglia dove conoscevo un po' di persone per averle incontrate ad una festa.
Parto da Torino Porta Nuova e arrivo di pomeriggio, doveva essere luglio o agosto.
Alla stazione scendo e inizio a camminare a caso per le vie del centro.
Dopo un po' sento parlare solo arabo, è una specie di suk, entro in un bar abbastanza sporco e piastrellato come i cessi della scuola, ordino un caffè e faccio un numero.
Focalizzo di nuovo le mattonelle ma ora sono davvero quelle della parete del cesso.
E non è quello della scuola, è quello del posto in cui lavoro.
Mi guardo un po intorno e il flash svanisce nella nebbia del quotidiano.
Ritorno al pc, magari scrivo una riga per ricordarmi stasera.
Mentre bevo il caffè annacquato immagino come sarò tra vent'anni. Boh non ci sarò tra vent'anni. Se ci sarò sarò come adesso. Qualche modo per campare lo troverò. Ma stare seduto dieci ore al giorno in un cubicolo no.
C'è un angolo con un lavandino, proprio in mezzo al locale. Strano, dove l'ho già vista una cosa così, dov'è che lo già vista... ah no la rivedrò a Utrecht fra 15 anni, ora me la appunto. Serve per le abluzioni.
Fra quindici anni a Utrecht, in giacca e cravatta (che tristi gli impiegati con quelle facce desolate tutte uguali). Non sarò mai così.
Je m'appel Nabir. J'ai dix-sept ans. Only english please.
Sto conoscendo un sacco di gente, case colorate, mi invitano a pranzo, la festa sulla spiaggia di notte, tutto così veloce che non sembra vero, magari sono pseudo ricordi che mi sono stati inoculati senza che siano accaduti davvero, come in Blade Runner.
I pantaloni rossi e nero fatti a batik li ho lasciati come ricordo.
Che cos'è questo? ah già il biglietto del Chocolat, Butte des qualchecosa. Devo sforzarmi per ricordare i nomi della gente la.
Ma non ho mai avuto i neuroni forti per nomi e strade. Per le sensazioni si, anche se poi rimane tutto come una spirale incasinata. Non so bene dove appiccicare le foto, è sempre tutto mescolato. E quando mi riprendo non so più dove sono, se sogno fiori blu o sono loro a sognarmi.
E' il vento? no sono le auto per strada. Che strada? la tangenziale fuori dal cubicolo?
Quanti anni.
Cemento.
Tangenziale.
Grigio. Persone. Grigie. Alberi. Grigi. Lavoro. Grigio. No musica. No cuffie. No cellulari. No casual dressing. No telefonate. No cielo. No colori. Rumori. Vento aereo auto vento.
Su un molo di Marsiglia. c'è un sacco di vento. Vicino alla sede storica della legione straniera.
Ora sto bene.
So che questo momento me lo ricorderò. Sto seduto a guardare il mare.
E me lo sto ricordando proprio ora, in coda per strada. Quando finirà questa coda.
Ci penso mentre guardo piazza Maggiore per la prima volta solo in questa città.
Avrò fatto una stronzata?
C'è il sole debole di ottobre. Sono fuori da tutto. Amici passato lavoro casa. Mi siedo a pensare. Riprendo a camminare e macino chilometri. Alla fine tutto si sistemerà, chissà se si sistemerà tutto. Non sono più un ragazzino come quando mollai tutto per andare a Marsiglia. La sensazione è troppo diversa. Non ho più appigli.
Eccolo la il giardino dove mi sedevo a telefonare.
Ci passo davanti ogni volta che taglio da porta San Donato.
I muri scrostati che non mi piacevano.
Poi tutta Via Irnerio a piedi fino in centro, e in giro fino a tardi per non pensare.
Quel cielo così bianco.
Va tutto bene, per la prima volta sto vivendo la vita che mi ero scelto, ed è un po' uno stordimento, a dire il vero.
E' una sera che come tante altre prendo le mie sensazioni a piene mani, come creta, le appallottolo, le stiro, le mescolo, per il gusto di sentirle tra le mie mani, per il piacere di avere materia da plasmare.
Parto per esempio da una sensazione di ieri sera, che mentre fumavo la mia canonica sigaretta sul balcone all'una di notte si vedeva Orione bella stagliata sul cielo nero, nonostante la luna.
E ho capito perchè gli antichi erano così legati alle stelle.
Mentre tutto intorno cambia, e ad ogni evento che ci attraversa sembra di piombare da un mondo all'altro, le stelle sono sempre la, nella loro regolarità, a ricordarci quanto siamo piccoli, che loro saranno sempre la per noi, per i nostri figli, per quelli che verranno tra diecimila anni.
Fumavo e pensavo che le stelle sono come i chiodi su cui si infilzano i post-it dei ricordi.
Mentre io cambio e allo specchio mi vedo sempre diverso, mentre le mie priorità si avvicendano, mentre le cose importanti sembrano sempre diverse, ogni inverno che passa mi capita sempre di vedere quella figura conosciuta in un angolo di cielo.
Poi pensavo che la vidi l'ultima volta da sbronzo per le strade ghiacciate di questa città, quando pensavo tutto tranne di aver trovato la mia dimensione, e prima ancora da un balcone con il cielo velato di rosso dall'insegna di una coop.
E prima ancora in montagna con una via lattea che sembrava solida e un freddo che penetrava ogni cosa, e andando ancora indietro, la prima volta che la riconobbi, quando facevo l'obiettore, in una stanza sopra la sede del comune di un paese di provincia.
E mi viene in mente che alla fine scrivo sempre quando sto male, quando ho qualche rospo da sputare.
Eppure nella vita reale non sono così malinconico.
Ma rileggo quello che scrivo, e realizzo che appena mi trovo davanti ad un foglio bianco, a parlare con qualcuno che non vedo, forse con la mia stessa anima, vengo fuori così.
In realtà mi piace stare tra la gente, ho facilità a fare amicizia, mi piace vedere ridere e stare bene... ma ho sempre dentro, come una nota di fondo, come un sottogusto, una sensazione di irrequietezza e incompletezza.
E' che la malinconia è difficile da condividere. E' difficile da rendere normale.
Rimane a fermentare dentro perchè non mi va di mostrarla, come facevo da adolescente quando il fuori e il dentro potevano essere uguali, in cui volevo mostrare look dark e anfibi incazzati e capelli sparati per far vedere subito che dentro ero così.
Il tempo, i ricordi, si depositano uno sull'altro, come una pila di libri su una scrivania disordinata, e bisogna imparare ad usarli come un piedistallo su cui stare in piedi per guardare più lontano, anzichè rimanerne oppressi dal loro peso.
Quando mi sento così, che mescolo stelle e musica e fumi del vino e ricordi stantii e tenerezza e odio e malinconia, mi chiedo se le sensazioni arrivino come eventi atmosferici, tipo nebbia o bassa pressione, ad avvolgere borgate, quartieri città o parti intere del mondo.
A nascondere le stelle.
Allora riuscirei a capire perchè la gioia, l'allegria, l'euforia, oppure la malinconia, l'angoscia, il groppo allo stomaco, sono sempre così potenti, che sembra che tutto sia avvolto nella stessa atmosfera.
Per me adesso tutto il mondo in questo momento si sente così, come una nebbia di notte, come un ritorno a casa che è quasi l'alba, come il fumo fermo dopo i fuochi artificiali, come l'odore delle sensazioni che era rimasto impregnato nella musica che non si sente da un po', come la percezione che una serata che sembrava eterna è arrivata alla fine.
"...e tutto quello che io ho
e non è ancora
finita..."
[CCCP - Annarella]
Ho cercato invano di raccapezzarmi tra i pensieri che vagano nella mia testa, ma per ora è troppo difficile sbrogliare la matassa.
Tante cose fatte.
Tante sicurezze raggiunte.
Sono uscito dalla tempesta e ora mi trovo in bonaccia, tanto desiderata ma ora non c'è vento a gonfiare le vele.
C'è talmente silenzio che posso sentire il fischio di fondo dell'universo.
Il vuoto non esiste.
Il buio non esiste.
Il silenzio non esiste.
Il nulla non esiste.
Tutto è in continuo movimento, devo solo cercare l'ordine nascosto delle cose.
"Bisogna che tutto
sia disposto
all'incirca
in un ordine
fulminante"
[Antonin Artaud]
Un giorno smetterò di fumare, forse, quando non saprò più sentire il profumo di Bologna d'autunno e di freddo e il rimescolarsi di ricordi e rumori di treni che passano, nel tintinnare del ghiaccio in un bicchiere.
Un giorno che si staccherà dall'indifferenza delle nenie ovattate che si sentono attraverso le pareti di condomini, saprò che fare in ogni istante, e non sarò mai distratto dalla malinconia di strascichi di sogni, da storie inventate mai completate, dalle forme scolpite nella materia e dall'immaginare la mano che le ha create e la vita che c'era dietro.
Un giorno scatterò la foto della mia vita, con gli indici e i pollici a cornice, come fanno i fotografi o i pittori e qualche volta strambamente gli ubriachi, e capirò tutto il senso di tutto, la formula segreta che unifica tutte le teorie.
Un giorno sarò determinato e sicuro di me, e concluderò tutto ciò che inizio, e non avrò più dubbi di aver fatto la cosa giusta, e sarò sempre felice e privo di paranoie, e andrò sempre a letto presto e mi sveglierò col sorriso sulle labbra e non farò mai del male a nessuno e sarò sempre soddisfatto e non avrò ipocrisie nè incoerenze nè brutti vizi.
Ora però guardo la città coi lampioni ovattati dalla bruma di mezzanotte, e anche la città mi guarda dai suoi occhi di lampione.
E mi fumo una sigaretta alla salute di quel giorno.
Le sensazioni si trovano in angoli sempre più nascosti,
come le geometrie frattali dove ingrandisci un dettaglio
e si rivelano nuove forme che prima non erano visibili.
Ogni volta che vivo qualcosa
mi sembra di non avere tempo per vivere altro,
vorrei tutto insieme,
il tutto e il nulla,
il piacere e il dolore,
iniziare e mai finire.
[I'm not here]
Non riesco a fare i conti
con l'incapacità di tradurre tutto in parole o pensieri.
Ma le parole e i pensieri sono punte di iceberg,
il resto della vita è sommerso nell'intraducibile.
Me ne faccio una ragione,
e se mi chiedi di dirti cos'ho, non so dirtelo.
Riesco a percepire il senso delle cose solo guardando di traverso.
E' la farfalla che vola intorno alla luce fino a bruciarsi,
il sole dell'autunno dietro le nuvole,
un vestito stropicciato in un armadio,
il gusto del gin lemon,
gli amici che non ci sono più.
Le parole scritte per cercare di dare senso.
Ma senso non ce n'è.
You can try the best you can
If you try the best you can
The best you can is good enough
[Optimistic - Radiohead]